I templi neolitici di Malta

Situata ad 80 chilometri a sud della Sicilia ed a 370 chilometri ad est della costa tunisina, l'isola di Malta sembra essere stata la prima, agli albori del periodo neolitico, ad essere abitata da un'ondata di migranti provenienti dall'isola della Sicilia. Questa teoria di un'insediamento neolitico è comunque messa fortemente   in discussione da una nuova ricerca riguardante una probabile influenza paleolitica.
 
Diamo un breve sguardo alle teorie ortodosse o convenzionali in merito all'origine e alla natura degli insediamenti umani sull'isola di Malta prima dell'influenza paleolitica.
 
Secondo le ipotesi degli archeologi ortodossi, i resti di ossa, frammenti di ceramiche e segni di fuoco indicano che gli esseri umani abitavano su Malta almeno dal 5200 a.C. Queste prime popolazioni vivevano nelle grotte ma successivamente eressero capanne e villaggi.  Circa 1600 anni dopo il loro arrivo a Malta, queste persone diedero inizio alla costruzione di spettacolari templi megalitici. Effettivamente, le restanti rovine sono le spoglie di quelle che una volta erano magnifiche costruzioni, per la maggior parte coperte da un tetto, pavimentate, arredate con porte e tende e meravigliosamente decorate con sculture e dipinti. Alcuni archeologi ritengono che il periodo nel quale i primi maltesi progredirono dalle prime grotte comuni scavate nella roccia fino ai loro ultimi enormi complessi di templi va dal 4100 al 2500 a.C. Intorno al 2300 a.C. questa staordinaria cultura megalitica cadde in un rapido declino.  La causa principale sembra essere stata l'estrema deforestazione e la perdita di terreni che accompagnarono l'incremento demografico e il concomitante sgombero dei terreni per l'agricoltura. Altre cause possono essere state la carestia, il disordine sociale in risposta ad un clero oppressivo e l'arrivo di invasori stranieri. Seguendo il declino della cultura dei templi, Malta potrebbe essere anche rimasta deserta fino all'arrivo della popolazione dell'Età del Bronzo, intorno al 2000 a.C.
 
Sull'isola di Malta e nei pressi di Gozo sono stati trovati i resti di 50 templi, 23 dei quali in diversi stati di conservazione. Nessuno schema particolare emerge dalla disposizione di questi templi e ciò potrebbe essere spiegato dalla possibilità che nell'antichità molti templi venissero distrutti e dal fatto che ne restano ancora altri da scoprire. Ci sono anche numerosi menhir e dolmen sparpagliati per le due isole, ma il loro rapporto spaziale con i più grandi complessi di templi non è stato analizzato in ogni dettaglio.
 
Quasi tutti i templi maltesi sono costruiti sullo stesso modello di base: un corridoio centrale che conduce attraverso due o più camere reniformi  (ellissoiidali) per raggiungere un altare o abside nella parte estrema. L'erculeo guscio esterno delle mura è formatio da grandi blocchi di pietra poggiati alla fine o ai margini come ortostati. Le mura interne sono fatte o di ruvidi blocchi corallini impilati o di lastre ben tagliate disposte ad ortostato. Tutti i muri constano di due pareti e lo spazio nel mezzo viene riempito con del terreno o dei calcinacci. Le entrate ed i corridoi seguono tutti il principio trilite: due ortostati paralleli tra loro che sorreggono un architrave orizzontale. Spesso le entrate consistono in un 'oblò' il cui ingresso avviene attraverso un buco rettangolare al centro di una tavola. I templi erano probabilmente coperti con un tetto di travi, ramoscelli ed argilla. Le mura non potevano sopportare il peso di tetti di pietra così come di lastre di copertura di una lunghezza superiore ai due metri , lastre che si sarebbero rotte a causa del loro stesso peso, e dunque non sono stati trovati resti alcuni dei tetti di pietra.

Come accennato sopra, l'opinione archeologica ortodossa sostiene che le isole dell'arcipelago maltese rimasero disabitate approssimativamente fino al 5200 a.C., quando gli immigranti neolitici dalla vicina isola della Sicilia vi approdarono per primi. A causa di una varietà di motive, la circostanza della data di questo insediamento è adesso fortemente sospetta. Una ricerca condotta da diversi scienziati e sintetizzata, interpretata e riportata dallo studioso di civiltà antiche, Graham Hancock, ha mostrato in modo definitivo una presenza umana a Malta molte migliaia di anni prima degli albori del Neolitico. Apparentemente delle genti arrivarono dalla Sicilia durante il Neolitico ma, molto prima di quel periodo, anche un altro gruppo di persone viaggiarono e vissero a Malta.
 
Durante il processo di raccolta di informazioni per il suo libro Civiltà sommerse, Hancock fu ripetutamente attratto dallo studio della Malta preistorica ed, in particolare, da alcune questioni che contraddicevano la convenzionale valutazione archeologica dell'isola. Per prima cosa tra queste c'era il fatto che Malta era semplicemente di dimensioni troppo ridotte per aver sviluppato e sostenuto la civiltà necessaria per dare origini alle incredibilmente sofisticate tecniche di costruzione ritrovate nei templi di  Mnajdra, Ħaġar Qim, Ġgantija e dell' Hypogeum. In altre parole, come giustifichiamo la presenza di ventitrè templi megalitici senza precedenti architettonici e senza nessuna prova del grande quantitativo di architettura locale domestica che avrebbero dovuto ospitare le persone che costruivano ed adoperavano i templi? Discutendo l'argomento Hancock scrive “Come spieghiamo il fatto che i monumenti in pietra senza piedistallo più antichi al mondo,i quali in virtù della loro dimensione e sofisticazione si dichiarano inequivocabilmente costruiti da un popolo che aveva già accumulato una lunga esperienza nella scienza della costruzione megalitica, compaiono nel panorama archeologico su un gruppo di isole molto piccole – l'arcipelago maltese- che non era ancora stato abitato da esseri umani fino a 1600 anni prima? Non è controintuitivo? Non dovrebbe uno aspettarsi una 'civiltà storica' che si rivela nel passato dell'arcipelago maltese documentando continuamente le sofisticate tecniche di costruzione- e anzi non dovrebbe uno aspettarsi anche una estesa 'civilizzazione del territorio' capace di sostenere una popolazione ragionevolmente tanto estesa (piuttosto che delle minuscole isole sterili) da circondare e nutrire lo sviloppo architettonico più grandioso dell'antichità?”
 
Malta non è sempre stata un'isola. Apprendiamo questa realtà dagli oceanografi e dalla nuova scienza della mappatura delle inondazioni. Circa 17.000 anni fa, al tempo dell'ultima grande glaciazione, quando il livello delle acque oceaniche mondiali era oltre 120 metri inferiore a quello attuale , le isole dell'arcipelago maltese erano le punte montuose di un continente unito da un braccio di terra alla Sicilia (90 chilometri a nord) la quale era unita essa stessa alla parte più a sud di quello che è oggi il territorio italiano. Perciò, fino a 16.400 anni fa, gli uomini del Paleolitico e gli animali che cacciavano potevano semplicemente aver camminato dall'Europa lungo il tragitto verso Malta.  Queste persone avrebbero vissuto, cacciato (forse anche coltivato) principalmente nelle aree pianeggianti e (come molte altre culture dell'antichità) avrebbero potuto costruire alcuni dei loro templi sulle cime delle montagne sacre. Considerate le molte migliaia di anni durante i quali Malta era collegata via terra al continente europeo e la verosimiglianza dello scambio di informazioni con altre aree culturali dell'Europa preistorica, è perfettamente possibile che possa essersi sviluppato lo straordinario stile architettonico dei templi maltesi.
 
Poi, le calotte di ghiaccio iniziarono a sciogliersi ed il livello degli oceani lentamente salì, inondando incessantemente le aree costiere e le braccia di terra tra le regioni di maggiore altitudine. Perciò, a partire da 14.600 anni fa, il braccio di terra con la Sicilia è scomparso al di sotto del mare e da 10.600 anni fa l'acqua è arrivata così in alto che solo le vette di Malta si trovarono sopra il livello del mare formando così le attuali isole di Malta, Gozo e Comino. Nel corso di questa inondazione i centri sociali nelle terre piangeggianti sarebbero andati perduti al di sotto delle acque e la popolazione si sarebbe ritirata sulle altitudini più elevate delle vette maltesi oppure a nord verso l'Italia ed il territorio del continente europeo. L'arcipelago maltese sarebbe stato, d'ora in poi, completamente isolato dalle influenze culturali europee ed avrebbe quindi manifestato le caratteristiche di uno sviluppo unico, esattamente il caso ritrovato nella storia  archeologica. Come afferma Hancock “Forse fu questo isolamento paleolitco piuttosto che le invasioni neolitiche (nel 5200 a.C. dalla Sicilia) la vera genesi del carattere peculiare e del successo della civiltà maltese.”
 
Può darsi, inoltre, che in realtà i grandiosi templi di Malta non furono costruiti durante il periodo neolitico ma che siano artefatti di civiltà anche più antiche di quelle neolitiche (ricordate, non c'è nessun radiocarbonio o altra datazione archeologica per sostenere il presupposto ortodosso delle origini neolitiche dei templi maltesi). Forse gli eleganti allineamenti astronomici dei templi e la presenza di tecniche matematiche avanzate nella loro costruzione indicano che l'isola di Malta era un tempo parte di una geografia sacrale pan-regionale (o globale) formulata essa stessa da una ormai perduta civiltà caratterizzata da un grande successo spirituale e scientifico. Per determinare la risposta a queste domande sarà necessario condurre scavi archeologici molto più estesi a Malta e, ugualmente importante, presso i molti siti archeologici sottomarini che si trovano nelle acque che circondano l'isola. Comunque, qualsiasi sia la loro origine definitiva, i templi maltesi sono luoghi di fascino da non perdere per qualunque autentico pellegrino ed appassionato di misteri. 
Venivano usati nella costruzione dei templi due diversi tipi di pietra calcarea: la dura, grigia pietra calcarea corallina e la morbida e pallida pietra calcarea globigerina. Entrambe queste pietre si depositarono durante l'epoca geologica miocenica. Gli strumenti disponibili a quel tempo per costruire erano asce da mano fatte di selce e quarzite, coltelli e raschietti di ossidania vulcanica, cunei di legno e pietra, martelli di pietra e leve di legno. Nessuno strumento di metallo o di altro tipo è stato è stato trovato presso i templi. Malta non ha risorse minerarie e la selce e l'ossidania trovate a Malta e a Gozo erano probabilmente importate dall'isola di Lipari (a nord della Sicilia) e da Pantelleria (a sud-ovest della Sicilia). Dopo che i grandi blocchi di pietra venivano estratti si suppone che venissero trasportati con cilindri e leve fino ai siti dei templi. Una volta ai cantieri i cilindri venivano sostituiti con sfere di pietra così che gli enormi blocchi di roccia potessero essere spostati in qualsiasi direzione piuttosto che con il solo movimento in avanti e all'indietro possibile con i cilindri.
 
Gli ambienti interni più antichi erano intonacati e dipinti con il rosso ocra. Successivamente gli interni vennero decorati con spirali intricatamente intagliate sui gradini e sugli altari, fregi di animali d'allevamento, pesci e serpenti ed un semplice schema con fori rotondi. Ancora evidenti sono gli attacchi alle pareti per le barriere di legno o per le tende e le nicchie per le attività rituali. Alcune delle decorazioni a rilievo sono opera di un così delicato lavoro che è difficile comprendere come possano essere state realizzate usando unicamente strumenti in pietra. Manufatti ed elementi d'arredo (adesso prelevati dai templi e sistemati nei musei) indicano la presenza di un culto ancestrale, oracolare e di culti della dea della fertilità. I templi sembrano essere stati usati soltanto per attività rituale e non come cimiteri dal momento che non è stata ritrovata alcuna inumazione. Tra i manufatti trovati nei templi ci sono pugnali sacrificali in selce ma non sono state ritrovate ossa umani, elemento che indica che i sacrifici erano unicamente di animali e non umani.

In aggiunta ai loro allineamenti celesti, i templi maltesi mostrano sorprendenti prove di sottigliezze matematiche e di ingegneria. Un ricercatore, Gerald Formosa autore dei Monumenti megalitici di Malta, ha scoperto numerosi esempi della cosiddetta Iarda Megalitica, di circa 2.72 piedi. Questa costante matematica, ritrovata presso tutti i complessi megalitici  lungo l'antico continente europeo, fu portata all'attenzione degli scenziati per la prima volta da un professore di Oxford, Alexander Thom. Ad Ħaġar Qim e a Mnajdra esempi della Iarda Megalitica si trovano nelle misurazioni dei portali di pietra e nei triangoli incisi sui pavimenti dei templi.
 
Questi ritrovamenti matematici, astronomici e dell'ingegneria vengono quasi sempre ignorati dagli archeologi ortodossi perchè si presuppone comunemente che l'architettura dei templi maltesi si sia sviluppata prima ed indipendentemente da qualsiasi influenza esterna. D.H.Trump, un noto esperto di archeologia a Malta, in Malta : una guida archeologica commenta così “Non c'è nulla fuori dall'isola di Malta che appaia anche solo lontanamente simile a questi templi, quindi non possiamo usare il concetto di 'influenza esterna' per spiegarli. La quasi totale assenza di ceramiche importate inoltre rafforza questo ragionamento.”
 
Ma come giustifichiamo allora l'enigmatica presenza della Iarda Megalitica? Questo incontestabile manufatto di grandiosa antichità suggerische che i templi di Malta, piuttosto che essere delle rovine isolate, potrebbero difatti  far parte di una geografia sacra pan-regionale (o globale).
 
Un altro mistero riguarda le statue di figure esageratamente in sovrappeso ritrovate in molti dei templi maltesi. Le loro gonne a pieghe, le cosce piene e le mani ed i piedi piccoli le hanno portate ad essere chiamate dee femminili della fertilità. Tuttavia, il loro sesso è imprecisato ed inoltre è stato notato che queste “signore” non hanno seni. Di conseguenza gli archeologi hanno sostituito i loro nomi con il più accurato termine “figure obese”. D.H.Trump afferma che “Si deve ammettere all'inizio che descrivere (queste statuette obese), come di solito viene fatto, come dee o 'donne grasse' è probabilmente nulla di più che un pregiudizio maschilista. Il sesso non è indicato in modo esplicito. La corpulenza in una donna, sebbene a torto, viene considerata come un segno di fertilità. Se d'ora in avanti la chiamiamo dea è solo per una questione di probabilità e di comodità e non a causa di un'evidenza”. Inoltre, statuette di uomini con le gonne, con i capelli intrecciati e fermati in dei codini, e numerosi esempi di falli intagliati dimostrano che i templi maltesi adempivano ad una generica funzione di fertilità che includeva tanto elementi maschili quanto femminili. Nonostante ciò, è vero che certe statuette trovate a Malta come la Donna che dorme o la Venere di Malta mostrano che le popolazioni neolitiche dell'isola probabilmente osservavano un qualche specifico culto della dea.