Il Tempi di Ħaġar Qim e di Mnajdra

Le imponenti rovine di  Ħaġar Qim ( si pronuncia “agar- eem”) e di  Mnajdra (si pronuncia “eem-na-eed-rah”) sono situate su un altopiano roccioso sulla costa sud-occidentale di Malta, affacciate sul mare e frontali al disabitato isolotto di Filfla a 4.8 chilometri di distanza. Questo altopiano è composto da due tipi di roccia calcarea: la pietra inferiore e dura (la roccia calcarea grigia corallina) con la quale è costruita Mnajdra e la malleabile roccia superiore (la pallida roccia calcarea globigerina) con la quale è stata costruita Ħaġar Qim.
 
Il nome Ħaġar Qim significa 'rocce in piedi' e prima degli scavi di queste rovine tutto ciò che si poteva osservare era un mucchio di terra dal quale sporgevano soltanto le cime delle pietre più alte. Forse questo tempio fu edificato in diverse fasi tra il 3500 ed il 2900 a.C. Le mura di malleabile roccia calcarea globigerina del tempio hanno mal resistito ai millenni e successivamente i costruttori del tempio adoperarono la dura roccia calcarea corallina, come quella trovata presso il complesso a Mnajdra, appena sotto la collina. Le rovine furono inizialmente esplorate in tempi contemporanei nel 1839. Scavi successivi nel 1885 e nel 1910 diedero origine a rilevamenti dettagliati del sito e alla riparazione di alcune delle strutture danneggiate.
 
Il complesso del tempio di Mnajdra è situato a circa 500 metri ad ovesti di Ħaġar Qim, vicino al margine del promontorio che affaccia sul mare. Mnajdra consiste in due costruzioni: un tempio principale con due camere ellissoidali e un tempio più piccolo con una sola camera. Tra i loro altri possibili utilizzi, i templi di Mnajdra potrebbero adempiere a funzioni calendariche e di osservazione astronomica. L'ingresso principale affaccia ad est e durante gli equinozi di primavera ed autunno i primi raggi di luce cadono su una lastra di pietra sul muro posteriore della seconda camera. Durante il solstizio d'estate e d'inverno i primi raggi di sole illuminano gli angoli di due pilastri in pietra nel passaggio che collega le camere principali.
 
Parlandone nel suo affascinante libro 'Civiltà sommerse', Graham Hancock fornisce informazioni più precise su questi allineamenti.
 
Non appena il sole raggiunge l'orizzonte nell'equinozio di primavera ed autunno, 21 marzo e 21 settembre (quando giorno e notte hanno ugual durata) i suoi raggi dividono in due parti esattamente uguali il grande trilite d'ingresso al tempio inferiore di Mnajdra, proiettando una macchia di luce in un piccolo santuario negli angoli più profondi del complesso megalitico.
 
Nel solstizio d'inverno (il giorno più breve tra il 20 ed il 21 dicembre) una davvero peculiare immagine fessurizzata - che assomiglia a qualcosa di simile alla sagoma luminosa di una mannaia o ad una bandiera che sventola su di un'asta - viene proiettata dai raggi del sole su una grande lastra di pietra, il cui peso approssimativo è di due tonnellate e mezzo, sul retro del muro ad ovest dell'abside settentrionale del Tempio Inferiore
 
Nel solstizio d'estate (il giorno più lungo tra il 20 ed il 21 giugno) la stessa caratteristica immagine fessurizzata appare – ma stavolta con la bandiera orientata in direzione opposta- su una seconda lastra di pietra, questa volta del peso di 1,6 tonnellate, che si trova sul retro dell'abside meridionale del Tempio Inferiore.
 
Similmente al tempio di Mnajdra, Ħaġar Qim offre diversi allineamenti del solstizio d'estate. Uno, all'alba, è sul lato a nord-est della costruzione dove i raggi del sole, passando attraverso il cosiddetto foro dell'oracolo, proiettano l'immagine di un disco, approssimamente della stessa misura percepita del disco della luna, su una lastra di pietra sull'entrata all'interno dell'abside. Con il passare dei minuti il disco diventa una mezzaluna, poi si allunga in un'ellissi, poi si allunga ancora di più e alla fine scompare alla vista come se affondasse nel suolo. Un secondo allineamento si verifica al tramonto, sul lato a nord-ovest del tempio, quando il sole cade in un incavo a forma di 'v' su un crinale distante in linea con la vista sul perimetro del tempio.
 
Finora è stata condotta una ricerca poco rigorosa sugli allineamenti celesti dei templi maltesi. E' probabile che altri studi rivelino una moltitudine di altri orientamenti astronomici. Comunque, un fatto straordinario che è emerso dagli studi condotti finora riguarda una datazione astronomico-matematica dei templi che è più antica di molti millenni rispetto a quella che è stata presunta dall'archeologia ortodossa. Hancock scrive che, come è noto, i punti in cui il sole sorge durante i solstizi non sono fissi ma variano lentamente con l'aumento e la riduzione dell'angolo formato dall'asse della terra in relazione al piano della sua orbita intorno al sole. Queste variazioni di quella che è tecnicamente conosciuta come ‘l'obliquità dell'eclittica' (attualmente in un campo di 23 gradi 27 minuti) rivelano un grandioso ciclo di oltre 40.000 anni e, nel caso in cui gli allineamenti fossero sufficientemente antichi, incorporerebbero un grado di errore causato dal cambiamento dell'obliquità. Ed in base a questo errore è possibile calcolare la loro data di costruzione.
 
Nel caso di Mnajdra, l'allineamento ad oggi è buono ma non assolutamente perfetto perchè i raggi che formano l'immagine fessurizzata sono proiettati due centimtrei più lontano dal bordo della grande lastra sul retro del tempio. Finora, i calcoli mostrano che quando l'obliquità dell'eclittica era a 24 gradi 9 minuti e 4 secondi, l'allineamento sarebbe stato perfetto con la forma dell'immagine fessurizzata, esattamente in linea con il bordo della lastra. Questo allineamento 'perfetto' si è verificato due volte negli ultimi 15.000 anni: una volta nel 3700 a.C. e ancora precedentemente nel 10.205 a.C.